|
|
La vita
Roccaporena, presso Cascia,
Umbria, c. 1381 - 1447
La tradizione ci racconta che,
portata alla vita religiosa, fu data in sposa ad un uomo
brutale e violento che, convertito da lei, venne in seguito
ucciso per una vendetta. I due figli giurarono di vendicarlo
e Rita, non riuscendo a dissuaderli, pregò Dio di farli
piuttosto morire. Quando ciò si verificò, Rita si ritirò nel
locale monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena.
Qui condusse una santa vita con una particolare spiritualità
in cui veniva privilegiata la Passione di Cristo. Durante
un'estasi ricevette una speciale stigmata sulla fronte, che
le rimase fino alla morte. La sua esistenza di moglie e di
madre cristiana, segnata dal dolore e dalle miserie umane, è
ancora oggi un esempio.
Guardata da vicino, senza l'alone di leggenda, ci svela il
volto umanissimo della donna che non è passata indifferente
davanti alla tragedia del dolore e della miseria materiale,
morale e sociale. La sua vicenda terrena potrebbe essere di
ieri, come di oggi.
Ella nacque nel 1381 in un angolo remoto dell'Umbria, a
Roccaporena. Cresciuta nel timore di Dio accanto agli
anziani genitori, ne rispettò a tal punto l'autorità da
accantonare il proposito di chiudersi in convento e
accettare di unirsi in matrimonio con un giovane violento e
irrequieto, Paolo di Ferdinando. Le biografie della Santa ci
dipingono un quadro familiare non inconsueto: una donna
dolce, remissiva, attenta a non urtare la suscettibilità del
marito, e soffre e prega in silenzio. La sua bontà riuscì
alla fine a far breccia nel cuore di Paolo, il quale mutò
vita e abitudini senza riuscire, tuttavia, a far dimenticare
gli antichi rancori dei tanti nemici che s'era fatti. Una
sera fu trovato ucciso ai margini della strada. I due figli,
già grandicelli, giurarono di vendicare il padre. Quando
Rita si accorse dell'inutilità dei propri sforzi per
dissuaderli, trovò il coraggio di pregare Dio di chiamarli
entrambi a sé, piuttosto di permettere che si macchiassero
di omicidio. La sua preghiera, umanamente incomprensibile,
fu esaudita. Privata ormai del marito e dei figli, Rita andò
a bussare al convento delle suore agostiniane di Cascia. La
sua richiesta non fu accettata.
Tornata al focolare deserto, pregò incessantemente i suoi
tre santi protettori, S. Giovanni Battista, S. Agostino e S.
Nicola da Tolentino, e una notte avvenne il prodigio. I tre
santi le apparvero, la invitarono a seguirla, spalancarono
la porta del convento, ben munito di catenacci. e la
condussero nel mezzo del coro, dove le claustrali stavano
recitando le preghiere del mattino. Rita potè così indossare
il saio delle agostiniane, realizzando l'antico desiderio di
dedizione totale a Dio, votandosi alla penitenza, alla
preghiera e all'amore di Cristo crocifisso, che la associò
anche visibilmente alla sua passione, conficcandole nella
fronte una spina. Questa stimmata miracolosa, ricevuta
durante un'estasi, le marcò il volto con una dolorosissima
piaga purulenta fino alla morte, cioè per quattordici anni.
La fama della sua santità varcò le mura del severo convento
di Cascia. Le preghiere di Rita ottennero prodigiose
guarigioni e conversioni. Per sé non chiese che di
addossarsi i dolori che alleviava al suo prossimo. Morì nel
monastero di Cascia nel 1457 e fu canonizzata nel 1900.
Fonte:
http://www.santiebeati.it
La celebrazione nel nostro paese
A Ramacca la festa di S. Rita viene celebrata il 22 maggio
di ogni anno, presso l'omonima chiesa, sita nel quartiere
"Borgo", suggestiva è la benedizione delle rose che avviene
dopo la celebrazione della S. Messa.
|