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La vita
Santa Lucia, dal nome evocatore di 'luce', martirizzata
probabilmente a Siracusa sotto Diocleziano (c. 304), fa
parte delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Il suo
culto universalmente diffuso è già testimoniato dal sec. V.
Un'antifona tratta dal racconto della sua passione la saluta
come "sponsa Christi".
Diocleziano, imperatore dal 284 al 305, tenta l'impresa
gigantesca di riordinare l'Impero romano con ampie riforme e
istituendo il "comando a quattro" o tetrarchia: due
imperatori detti Augusti e due "vice" detti Cesari, da
obbedire e anche da venerare, come le divinità della
tradizione pagana. E' un problema di ordine. E' ragion di
Stato: e impone di colpire i non allineati, quelli che non
obbediscono, manichei prima e cristiani dopo, vittime di una
persecuzione durissima, l'ultima. Ne muore, decapitata,
anche questa giovane siracusana, Lucia, che già nel
Martirologio geronimiano (risalente alla fine del Quinto
secolo) è commemorata il 13 dicembre, data della sua morte
nel 304, secondo la tradizione accolta dalla Chiesa.
Chi è Lucia? C'è poco di sicuro, tra abbondanti narrazioni
leggendarie, nei due racconti del martirio: uno in latino e
l'altro in greco, che ha maggior credito tra gli studiosi
anche perché più antico. Vi leggiamo che Lucia, di famiglia
aristocratica, subisce il martirio per ordine del
governatore Pascasio. Nel luogo della sua morte, i cristiani
di Siracusa "dedicarono a lei un tempio, nel quale i fedeli
accorrono alle reliquie". Il culto, dunque, comincia subito.
E prosegue nel tempo: infatti papa Gregorio Magno (590-604)
inserisce già il suo nome nel Canone della Messa,
indicandola alla venerazione di tutta la Chiesa. Ma il
documento più emozionante su Lucia è emerso dalle catacombe
di San Giovanni a Siracusa (la città più ricca di catacombe
dopo Roma): consiste in un'iscrizione funebre in greco,
dedicata a una giovane sposa di nome Euskia che, "vissuta
buona e pura, morì nella festa della mia santa Lucia, per la
quale non vi è elogio condegno". Secondo Biagio Pace, il
grande storico della Sicilia (1889-1955), il testo è della
fine del IV secolo, quello che ai suoi inizi vide la grande
persecuzione; e "non solo convalida la personalità storica
della vergine siracusana, ma anche la bontà della tradizione
cronologica relativa al suo martirio".
Nel 1039 il generale bizantino Giorgio Maniace toglie
momentaneamente agli Arabi la Sicilia orientale, con
Siracusa, e fa portare a Costantinopoli il corpo di Lucia.
Quando poi la capitale imperiale viene occupata dai crociati
(1204) il doge Enrico Dandolo ordina di portarlo a Venezia
(con altra "preda bellica", tra cui i famosi quattro cavalli
di bronzo). E qui il corpo si trova tuttora, mentre Siracusa
conserva di lei piccole reliquie. Ma l'affetto per Lucia in
terra siciliana resta tenacissimo dopo sedici secoli, e si
manifesta pubblicamente con due feste annuali in suo onore:
quella canonica del 13 dicembre, e quella siracusana e
siciliana di maggio, che adempie un voto formulato nel 1646,
durante una grave carestia che aveva colpito la città natale
della santa.
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