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Situazione politica e
organizzazione pastorale della diocesi prima della
celebrazione del I sinodo
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( a cura di don
Sebastiano Caniglia ) |
Il 21 dicembre 1818, presentato da
Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie, fu nominato
primo vescovo di Caltagirone Gaetano Trigona, di nobile
famiglia di Piazza Armerina e già vicario apostolico di
quella diocesi eretta il 5 luglio 1817. Consacrato nella
cattedrale di Monreale il 24 Gennaio 1819, prese possesso
della nuova sede lo stesso giorno della consacrazione, per
procura data al vicario apostolico Giuseppe Crescimanno .
Come primo vescovo il Trigona ebbe il gravoso compito di
strutturare la nuova diocesi, scegliendone il personale
idoneo, combattendo gli errori disseminati nel popolo. A
tale scopo diede inizio alla Sacra Visita Pastorale il 2
dicembre 1819 . Gli errori del tempo e la grave situazione
politica Prima ancora di prendere possesso della sua sede,
il Trigona aveva inviato ai fedeli della nuova diocesi una
lettera pastorale nella quale manifestava viva
preoccupazione per la iniquità dei tempi . Il vescovo si
riferiva agli errori che venivano diffusi in Italia e in
Europa in quell'epoca. Ma particolarmente si riferiva alla
situazione di Caltagirone e diocesi che egli conosceva, sia
per aver accompagnato lo zio, Filippo Trigona, vescovo di
Siracusa, nella visita pastorale nei paesi del Calatino, sia
per la vicinanza della sua città, Piazza Armerina, con
Caltagirone. Caltagirone, pur essendo città dell'interno
dell'isola, non era affatto isolata dal resto del mondo,
anzi in essa gli influssi provenienti soprattutto dalla
Francia illuministica avevano avuto notevoli conseguenze sia
nel costume che nella credenza . Nonostante che il vescovo
fosse di carattere molto conciliante da spingersi nel 1820
ad andare incontro all'esercito borbonico comandato dal
generale Florestano Pepe, per impedirgli rappresaglie contro
i carbonari della città, nel 1821, rendendo esecutiva la
bolla Ecclesiam di Pio VII, fu costretto a condannare i
carbonari di Caltagirone che si radunavano nel palazzo del
barone di S. Marco . Anche al tempo del vescovo Benedetto
Denti (1833-53), già priore del monastero benedettino di S.
Martino delle Scale , gli avvenimenti politici del tempo
influirono sullo sviluppo pastorale della diocesi. Il Denti
si distinse per carità e spirito di collaborazione durante i
moti del 37, in coincidenza dei quali si abbatté l'epidemia
colerica ; ma poi, quando il generale Filangeri, principe di
Satriano, calò in Sicilia per punire le città ribelli, si
recò a Catania con una deputazione di cittadini, per
presentare gli omaggi di fedeltà della popolazione alla
corona borbonica . In seguito alla continua mediazione del
presule, re Ferdinando II di Borbone, non solo perdonerà la
città per i moti del 48, ma assegnerà al suo ultimogenito
Gennaro Maria Immacolata, il titolo di conte di Caltagirone
. Molto drammatici furono, invece, gli anni dell'episcopato
di Luigi Natoli (1858-1867) i quali coincisero con gli
avvenimenti che seguirono il passaggio del regno delle Due
Sicilie al regno d'Italia con i significativi riflessi
avutisi sulla vita della Chiesa, nonché sulla religiosità
del popolo. Nel 1860, in un indirizzo al Santo Padre, il
Natoli aveva assicurato il Pontefice della fedeltà della sua
diocesi alla Santa Sede; il Santo Padre, per mezzo del
Nunzio Apostolico a Napoli, si era compiaciuto della fede e
dell'attaccamento della diocesi calatina al suo dolore .
Quando, poi, nel maggio dello stesso anno, fu issata la
bandiera tricolore sulla loggia municipale, i liberali non
si astennero dal provocare il clero, ritenuto
filo-borbonico. Nonostante ciò, il Natoli, allo scopo di
evitare rappresaglie contro la città, si mosse ad incontrare
il generale Afan de Rivera per pregarlo di risparmiare la
città. Scongiurato il pericolo, però, i liberali ripagarono
il Natoli costringendolo ad allontanarsi dalla città dalla
quale mancò per un intero biennio (1860-61) durante il quale
risiedette a Messina . Nel 1866 i liberali, servendosi del
sotto-prefetto Massoins, tentarono di far esiliare altri
venti personaggi di parte opposta (tra laici ed
ecclesiastici). Questa volta, però, non vi riuscirono; anzi,
lo stesso Massoins venne trasferito e il partito dei
liberali fu scalzato da quello dei cattolici . Per il Natoli,
però, che nel frattempo era stato richiamato in sede dal
Consiglio Comunale, il ministero pastorale calatino era
terminato. Pio IX, in considerazione dei meriti acquisiti in
campo religioso e in quello sociale, nel marzo del 1867 lo
promuoverà alla cattedra metropolitana di Messina . La sede
vescovile, però, rimase vacante per cinque lunghi anni
affidata ad un vicario capitolare . Una nuova ondata
laicistica, soprattutto dopo la breccia di Porta Pia, si
abbatteva, intanto, sul clero della città. A capo del
partito liberale era Antonio Maggiore, il quale in due
discorsi , dopo aver analizzato quelli che egli chiamava
"undici secoli di menzogne" concludeva chiedendo la fine
della Chiesa o la sua riduzione a società privata,
subordinata all'autorità statale. I sacerdoti di Caltagirone,
però, non rimasero inerti e collettivamente prepararono una
memoria di risposta nella quale rintuzzarono gli errori del
Maggiore e fecero ampia apologia della Chiesa cattolica e di
Pio IX in particolare . Più penose, dal punto di vista
politico, furono le vicende occorse al vescovo Giovanni
Battista Bongiorno (1879-1885). Il vescovo, appellandosi al
decreto Pastoralis officii, pretendeva che il Comune cedesse
il diritto, da tempo goduto, di nominare il canonico
penitenziere e teologale della cattedrale, nonché il
diritto, ribadito nella bolla di erezione della diocesi, di
nominare, alternativamente con il vescovo, gli altri
canonici . Più grave fu la lite giudiziaria contro il
Comune, il quale non aveva mantenuto, dopo più di sessant'anni
dall'erezione della diocesi, il suo obbligo di costruire, a
spese proprie, il palazzo vescovile e il seminario . Il
Comune che non aveva ancora ottemperato a tale promessa,
locando per il vescovo e per i seminaristi vari palazzi
gentilizi, spinse la lite a tal punto da costringere il
Bongiorno a lasciare la diocesi . La Santa Sede inviò,
quindi, a Caltagirone in qualità di Amministratore
Apostolico, l'arcivescovo di Catania, Giuseppe Benedetto
Dusmet, allo scopo di pacificare gli animi. L'arcivescovo
riuscì a portare a compimento il mandato affidatogli e ad
ottenere dall'autorità municipale, almeno in forma
provvisoria, la residenza del vescovo e i locali per il
seminario . Il Dusmet, prima di lasciare Caltagirone,
propose, così come è stato appurato recentemente da accurate
ricerche archiviali , la nomina del successore del Bongiorno.
Si trattò di una scelta felice che cadde sulla persona del
calatino Saverio Gerbino, già vescovo di Piazza Armerina.
Con la presenza di questo dotto presule, come diremo, non
solo si avrà nella diocesi di Caltagirone la pacificazione
degli animi, ma si volterà pagina. Il vescovo darà una forte
impronta della sua personalità non solo nel campo politico,
ma soprattutto in quello organizzativo e religioso.
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