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Origine e consistenza
della diocesi |
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( a cura di don
Sebastiano Caniglia ) |
Caltagirone, centro di notevole
importanza all'interno della Sicilia, fin dall'epoca
normanna, città demaniale, cioè dipendente direttamente
dalla corona e non sottoposta all'autorità di alcun barone ,
faceva parte della vasta diocesi di Siracusa. Dopo la
liberazione dell'isola dai Saraceni, infatti, con il
ripristino delle diocesi siciliane ad opera dei Normanni ,
Caltagirone e quasi tutti i paesi che oggi fanno parte della
sua circoscrizione diocesana, come risulta da un diploma del
conte Ruggero d'Altavilla e dalla bolla di papa Urbano II
del 17 novembre 1093, furono incorporate nuovamente, come
già prima dell'occupazione araba, alla diocesi di Siracusa .
Si trattava di una diocesi molto ampia
comprendente, oltre al territorio dell'attuale diocesi di
Caltagirone, anche quello delle diocesi di Noto e Ragusa,
nonché di parte di quella di Piazza Armerina. La diocesi di
Siracusa non ebbe modifiche fino al secolo XIX. Fu il 5
aprile 1778 che, in una riunione generale dei tre bracci del
parlamento siciliano, dopo un vivace dibattito, emerse, per
la prima volta, "l'inconveniente che succede per il
ristretto numero di soli 6 vescovi e 2 arcivescovi, i
quali... per la estensione del loro territorio, non sono in
grado di adempiere tutti i loro doveri". Si decise,
pertanto, "di chiedere al re la grazia di accrescere il
numero dei vescovi del regno e di dividere le diocesi" .
Ferdinando III, re di Sicilia, favorevole anch'egli ad una
revisione delle diocesi, assentì alla proposta del
parlamento ed incaricò una deputazione per concordare un
piano dettagliato di divisione delle circoscrizioni
ecclesiastiche.
C'è da notare che in Sicilia il re, in
virtù del titolo di "legato del papa" godeva del diritto di
presentazione dei vescovi al pontefice per la nomina, nonché
di moltissimi privilegi negli affari ecclesiastici . Nel
piano di ripartizione delle nuove diocesi entrò, tra le
prime, Caltagirone, città che da tempo aspirava ad essere
innalzata alla dignità di città vescovile . Si dovette,
però, attendere ancora qualche decennio prima che ciò
avvenisse. Pio VII, infatti, il 29 gennaio 1806 incaricò
l'arcivescovo di Palermo, Raffaele Mormile, di istruire il
processo di erezione del nuovo vescovado, completato dopo la
morte del Mormile, da mons. Serio, vescovo titolare di
Ermopoli e vicario capitolare di Palermo . La bolla di
erezione fu emanata il 12 settembre del 1816; nella nuova
diocesi entrarono a far parte 15 comuni smembrati tutti
dalla diocesi di Siracusa: Caltagirone, Scordia, Palagonia,
Militello, Mineo, Vizzini, Licodia, Niscemi, S. Michele di
Ganzaria, S. Cono, Terranova (oggi Gela), Butera, Mazzarino,
Riesi e Grammichele . La collegiata di S. Giuliano venne
innalzata alla dignità di capitolo cattedrale , mentre al
vescovado fu aggregato, per il mantenimento del seminario,
il beneficio del priorato di S. Maria delle Grazie,
prendendone il vescovo il titolo di priore . Alla erezione
di Caltagirone ne seguirono altre: Piazza Armerina e Nicosia
nel 1817, nel 1844 Caltanissetta, Noto e Trapani, nel 1872
Acireale .
"L'isola, scrive A. Sindoni, nella
prima metà dell'ottocento nel giro di pochi decenni vide
quasi raddoppiare il numero delle proprie diocesi; un
cambiamento così profondo non ha riscontro in nessun'altra
zona d'Italia e forse neanche d'Europa. Il fenomeno ci
sembra rappresenti uno snodo essenziale per meglio capire la
storia della chiesa siciliana (e non solo della chiesa) in
tutto l'ottocento ed oltre" . Bisogna riconoscere che la S.
Sede, quando ancora nell'isola il concilio di Trento era,
non solo, poco applicato, ma anche poco conosciuto, con la
fondazione di nuove diocesi voleva che le Chiese siciliane
potessero esprimere una pastorale nuova, più aderente ai
tempi, permettendo ai vescovi di poter adempiere ai propri
doveri adeguatamente e con sistematicità, soprattutto la
visita pastorale e l'amministrazione della S. Cresima, le
quali, a causa della estensione delle diocesi, si attuavano
con molta difficoltà. La decisione di Pio VII, quindi, di
erigere la diocesi di Caltagirone rispondeva a reali
esigenze pastorali e non solo a pretese campanilistiche di
questo o di quel centro .
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