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LA FONDAZIONE DELLA
DIOCESI |
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( a cura di don
Sebastiano Caniglia ) |
Con la bolla "Romanus Pontifex", del 12 settembre 1816, Pio
VII esaudiva la secolare richiesta di Caltagirone di essere
elevata a sede vescovile. Collocata sotto la giurisdizione
dell' arcivescovo di Monreale, sarà suffraganea di Siracusa
dal 1844 quando, in seguito al definitivo assestamento delle
circoscrizioni diocesane, questa sarà elevata a sede
metropolitana. Da allora, fanno parte di Caltagirone i
comuni di: Grammichele, Licodia Eubea, Militello, Mineo,
Mirabella Imbaccari, Palagonia, Raddusa, Ramacca, S. Michele
di Ganzaria, S. Cono, Scordia, Vizzini
In verità tale decisione rispondeva ad una reale esigenza di
revisione delle circoscrizioni ecclesiastiche dell'isola
immutate dal tempo dei Normanni.
Nel 1817 seguì l'erezione delle diocesi di Nicosia e Piazza
Armerina, mentre con il concordato del 1818, tra Ferdinando
I e Pio VII, venne affermato il principio della necessità di
erigere ancora altre diocesi: nel 1844 Acireale (ma la bolla
entrò in vigore solo nel 1872), Caltanissetta, Noto e
Trapani.
"L'isola nella prima metà dell'Ottocento nel giro di pochi
decenni vide quasi raddoppiare il numero delle proprie
diocesi; un cambiamento così profondo non ha riscontro con
nessun'altra zona d'Italia e forse - riguardo ad aumenti -
neanche d'Europa. Il fenomeno ci sembra rappresenti uno
snodo essenziale per meglio capire la storia della Chiesa
Siciliana (e non solo della Chiesa) in tutto l'Ottocento ed
oltre"
Se da parte dei Borboni la decisione rispondeva a criteri di
riformismo assolutistico di stampo settecentesco, da parte
della S. Sede la fondazione di nuove diocesi si riteneva
necessaria per le crescenti esigenze pastorali dell'isola e
per le difficoltà più volte lamentate dai vescovi di non
poter adempiere adeguatamente e con sistematicità ai loro
doveri, soprattutto la visita pastorale, a causa appunto
della estensione delle loro diocesi e delle vie di
comunicazione interne per niente agevoli. La decisione di
Pio VII di erigere Caltagirone a sede vescovile rispondeva,
dunque, a reali esigenze pastorali dei territori sino ad
allora appartenenti alla diocesi di Siracusa, si colloca nel
contesto più ampio di un rinnovamento pastorale dell'isola,
e sembra rispondere più alle prescrizioni del Concilio di
Trento che ai campanilismi e alle pretese di prevalenza di
singole città. Presentando la sua relazione ad limina il 20
Luglio 1859, ad appena un anno dalla sua nomina, mons. Luigi
Natoli asseriva che la diocesi di Caltagirone "sebbene di
recente erezione" racchiudeva "tutto quanto può desiderarsi
in una ben ordinata Diocesi"riconoscimento ampio
dell'attività svolta dai suoi predecessori per impostare ed
avviare validamente l'organizzazione e la pastorale
diocesana. E già alla fine del secolo XIX Caltagirone,
insieme a parecchie delle nuove diocesi, era da annoverare
indubbiamente fra quelle più attive dell'isola.
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