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Cittadina agricola sorta ai
margini sud-occidentali della piana di Catania,
all'inizio del XVII sec., vanta un territorio di
305.382 kmq, uno dei più
estesi della Sicilia. Questo si articola in basse
colline, morbidi declivi e vaste estensioni
pianeggianti. Bellissime masserie sparse in tutto il
territorio arricchiscono lo stupendo paesaggio di
veri e propri capolavori d'architettura rurale.
La
storia di Ramacca inizia il 7 ottobre 1688, con
privilegio dato a Madrid, re Carlo II concedeva a
Sancio Gravina, signore del Feudo di Ramacca, il
titolo di Principe a condizione che entro il
decennio successivo ne coltivasse le terre e vi
fondasse un abitato. Ma a causa del terremoto del
1693 o a causa della morte avvenuta il 23 aprile
1694 l'opera del principe non venne portata a
compimento.
Il figlio Ottavio per non
perdere il titolo ereditato dal padre, che non aveva
ottemperato alle condizioni impostegli dal sovrano
Spagnolo, si dedicò alla costruzione del paese. E
Così nel maggio 1707 richiese la Licentia Populandi.
Nel 1709 ebbe il
Privilegium Aedificandi, il permesso cioè di
iniziare la costruzione del paese, sicché nello
stesso anno, gli fu data la facoltà di congregare la
gente. Ottenuta la Licentia, Ottavio lanciò il bando
col quale invitava i siciliani a stabilirsi nel suo
Feudo. Fu dunque Sancio Gravina, come testimoniano
gli storici, ad iniziare la costruzione del paese a
partire dal 1688, ma il figlio Ottavio a portarla a
compimento tra il 1710 e il 1712, come attestano
l'anno di concessione della Licentia Populandi e la
registrazione del primo decesso, avvenuto il 15
settembre 1712.
Questo nuovo
centro abitato venne denominato Ramacca dal nome del feudo stesso.
Secondo alcuni studiosi Ramacca deriva dall'arabo Rammuallah (e coiè
Terra o giardini di Allah) per altri dall'ebraico Ramach (che significa
Altura).
Recenti campagne di scavo
presso la località ramacchese "la montagna",
testimoniano tuttavia l'esistenza di un'antica città
Siculo-Greca, probabilmente l'antica Erjke,
distrutta da Agato alla fine del sesto secolo a.C.
Oggi il Museo Civico accoglie le raccolte di reperti
provenienti dalle tante zone archeologiche del
territorio.
Si racconta che Don Ottavio
Gravina, quando ebbe il permesso di costruire a
Ramacca, incaricò un ingegnere del tempo, perché
elaborasse un piano regolatore. Questi copiò in
piccolo, la zona centrale di Palermo e precisamente
quella dove si trova la via "Maqueda, via Roma e i
quattro canti". Infatti il centro di Ramacca oggi
possiede le vie dritte e larghe, intersecantesi ad
angolo retto.
Il
centro è costituito dalla Piazza Umberto I , che ha
la morfologia di un ottagono irregolare, al cui lato
meridionale sorge il settecentesco Palazzo Baronale,
oggi sede del Municipio e del Museo Archeologico.
Tutte le vie si restringono fino a coincidere con
l'inizio di via Roma, via principale del paese, dove
all'altezza del terzo isolato vi sono i
caratteristici "quattro canti". Il paese presenta
così una pianta ottagonale, con vie larghe e
rigorosamente squadrate.
I
monumenti da visitare sono: il Palazzo Baronale; la
Chiesa Matrice dedicata alla Natività di Maria
Santissima, costruita all'inizio del XVII secolo; la
Parrocchia S. Giuseppe con annesso l'ex convento dei
Cappuccini, edificato nel 1746; il monumento a Padre
Pio ed il monumento ai caduti. Inoltre , la campagna
circostante è ricca di masserie e ville che
costituiscono un pregevole patrimonio
dell'architettura rurale siciliana.
La vita a Ramacca è
fondamentalmente imperniata nelle sue tradizioni,
legate alla produzione agricola. Ramacca è, infatti,
uno dei centri maggiori della produzione granaria
europea. La natura dei terreni, il clima e la
capacità imprenditoriale dei suoi agricoltori, hanno
fatto di Ramacca un centro cerealicolo rinomato in
Tutta Europa. Non a caso la varietà del grano più
famosa, la "sen. Cappelli", stimata non solo dagli
agricoltori ma soprattutto dagli scienziati di tutto
il mondo, fu selezionata nel territorio di Ramacca e
io suo genotipo viene ancora oggi utilizzato per la
costituzione di nuove varietà; anche della varietà "Margarito",
che prende il nome dall'omonima contrada ramacchese
dove viene coltivata in pieno campo.
Ma
Ramacca è anche la "Capitale del Pane", nonché
"granaio di Roma". Le principali tradizioni,
infatti, sono legati ai culti della fertilità, di
cui il grano è simbolo, che affondano le loro radici
in riti antichi e ancestrali. Rinomata è la
squisitezza del "pane di casa", alimento basilare
delle famiglie contadine, impastato con lievito
naturale "ed infornato in forni a pietra con
riscaldamento a legna.
Ramacca è intensamente
coltivata ad agrumi, per la sua spiccata
vocazione alla produzione delle profumate e ricche
arance rosse. Il Tarocco in particolare modo, ma
anche il Moro e il Sanguinello, sono frutti di
pregevole qualità, con un elevato contenuto di
vitamina C e con un'intensa colorazione rosso rubino
della polpa conferita dalla presenza di particolari
pigmenti dette "antocianine", che svolgono un ruolo
fondamentale per la salute dell'uomo.
Nel territorio ramacchese si
ottiene anche una vasta produzione di
ortaggi, tra i quali primeggia senz'altro il
carciofo, festeggiato ogni anno con una sagra già da
tempo affermata e riconosciuta in tutto il
territorio nazionale.
È un evento importante per i
ramacchesi. Si degustano alimenti e pietanze a basa
di carciofo ed è un importante momento di
socializzazione ed arricchimento culturale. Il
carciofo coltivato nell'agro di Ramacca, il
"Violetto Ramacchese" da il meglio di sé in cucina,
potendo utilizzarlo in moltissime ricette. Oltre ad
avere un valore officinale rilevante, grazie ad una
particolare sostanza, la cinarina, contenuta nelle
foglie e nello stelo e nello stesso capolino, che
svolge una azione benefica sulla secrezione biliare,
favorisce la diuresi renale e regolarizza le
funzioni intestinale.
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