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PARROCCHIA NATIVITA' DI MARIA SS.

- Chiesa Matrice -

ORDINAMENTO CANONICO

 

 

 

 

 

La chiesa della Natività di Maria SS., sin dalla sua fondazione, esercitò la cura delle anime della nuova terra di Ramacca, in sostituzione della piccola chiesa del SS. Crocifisso. Come scrisse lo storico abate catanese, Vito M. Amico (1697 - 1762), “Essa era servita da un vicario: "L..] Ramacca L.,] comprendesi nei confini della Comarca di Catania, il di cui vescovo gli assegna un vicario [.. .]". Infatti, è proprio in una delle sue relazioni ad limina, e precisamente in quella del 12 settembre, VI indizione 1712, che mons. Andrea Reggio, Vescovo di Catania (1693-1717), fra le antiche città e terre della diocesi, annovera per la prima volta anche il nuovo villaggio di Ramacca: "L..] quibus quidem vetustis dioecesis locis modernis nostris tempestatibus, duo alia exigua rura sunt aueta videlicet: Mirabella et Ramacca L.. ]", A questi antichi centri abitati della diocesi nei nostri tempi così travagliati si sono aggiunti due altri piccoli villaggi: Mirabella e Ramacca. Ed in quelle del 1734 e 1736 del Vescovo Pietro Galletti vi si legge: "Tempore placido Ramaccam petiit, ibique unicam ecclesiam matricem visitavit, curo nullae aliae estent, ob oppidi angustiam et in itinere ecclesiae rurales, pro quarum pauperies, quae potuit praescripsit" col bel tempo (il Vicario Generale cap. Giovanni Rizzari nda) raggiunse Ramacca, ed ivi visitò l'unica matrice chiesa, non essendovene altre per la piccolezza del villaggio, e durante il viaggio le chiese rurali, per la povertà delle quali, prescrisse quel che potè. E nell'altra del 1736: "XI Kalendas juli 1736 ad civitatem Platiae visitandam deflexit. In processo itineris mihi occurrit oppidum exigui nominis Ramaccam nuncupatum. In eius ecclesia sacramentum confirmationis ministravi ét in ordinem redactis ea quae ad praedietam ecclesiam nunquam immediate a proprio Episcopo visam speetabant, in Aydonis oppidum perveni", Il 24 giugno 1736 partii per visitare la città di Piazza. Durante il viaggio mi capitò la terra di poca importanza chiamata Ramacca; nella sua chiesa amministrai il sacramento della confermazione e, messe in ordine quelle cose che riguardano immediatamente la predetta chiesa, mai prese in esame dal proprio vescovo, raggiunsi la terra di Aidone. Per la storia ricordiamo che prima ancora della fondazione di Ramacca, nell'ex feudo della Gabella vi era una chiesa del '500, dedicata prima a S. Giacomo e, poi a S. Maria di Conadomini o delle Grazie, che il 2 settembre 1792 era stata eretta in parrocchia dal Vescovo catanese mons. Corrado M. Deodato de Moncata (1773-1813), il cui curato, ad instar parochi, aveva spiritualmente assistito i vari nuclei di coloni, che abitavano il vasto territorio feudale.

Nella contrada di Gabella, a circa 10 Km dal bivio Molinazzo, esistono i ruderi della grande chiesa di Gabella, adesso diroccata, che nel secolo passato era funzionante come parrocchia, trascriveva i nati ,e i morti che apprtenevano alla circoscrizione, comprendenti i nuclei urbani degli ex feudi di Giardinelli, Bifera, Giumarra, e Raddusa [...] I Registri degli atti di nascita, che fino allora erano stati raccolti da ùn cappellano e custoditi nella chiesa della contrada Gabella, furono portati a Ramacca [. ..]", nel 1820 circa. La chiesa curata di Ramacca, smembrata dalla diocesi di Catania, con la bolla pontificia "In suprema militantis Ecclesiae" del 20 maggio 1844 di Gregorio XVI (Mauro Cappellari 1831-1846), fu assegnata a quella di Caltagirone, che era stata eretta da Pio VII (Barn. Chiaramonti 1800-1823) nel 1816. Nel 1909 la chiesa curata della Natività di Maria fu canonicamente eretta in parrocchia autonoma da mons. Damaso Pio De Bono (1898-1925). I registri dei battesimi, dei matrimoni e dei defunti, conservati nell'archivio parrocchiale, recano la data d'inizio dall'anno 1714. La chiesa madre della Natività di Maria, con le parrocchie di S. Giuseppe e di S. Maria della Provvidenza in Libertinia, fa parte del IV Vicariato Foraneo di Castel di Judica, Raddusa e Ramacca. Bolla di erezione della parrocchia NOS DAMASUS PIUS DE-BONO Già Arciprete parroco di Bivona Canonico della Cattedrale Chiesa Agrigentina Esaminatore ProSinodale Rettore del Seminario Diocesano e del Collegio dei SS. Agostino e Tommaso Ora per grazia di Dio e della Sede Apostolica Vescovo di Caltagirone Priore di S. Maria delle Grazie Rende moltissimo alla cura delle anime che i fedeli abbiano un vero e proprio pastore, che conosca le sue pecore e che le conduca a pascoli salutari. Per questo il Santo Sinodo di Trento (Sess. XXIV, Cap. XIII de Reform:) "impone ai vescovi per una più sicura salvezza delle anime ad essi affidate, di assegnare ad ogni distinto territorio" certe e vere parrocchie e a ciascuna un suo stabile e proprio parroco, che possa conoscerle e dal quale "solamente prendano lecitamente i sacramenti". .' La comunità di Ramacca di questa Nostra Diocesi, sorta soltanto due secoli fa, una volta era soggetta all'Ill.mo e Rev.mo Arcivescovo di Catania, che, essendo l'unico Parroco di tutta la Diocesi, assegnava alla predetta Comunità un Vicario Curato amovibile "ad nutum". Nell'anno 1844, invece, per la Bolla del SS. N. S. Papa Gregorio XVI, dismembrata dalla diocesi catanese, fu annessa a questa Nostra Diocesi, ma i Nostri Predecessori, forse per l'esiguo numero degli abitanti, non ritennero opportuno erigere in parrocchia quella chiesa, e, come prima, preferirono un Vicaro Curato amovibile "ad nutum". Ora, invece, poiché la suddetta Comunità è notevolmente cresciuta, tanto che conta circa cinque mila anime, alle quali devono aggiungersi i forestieri, che vi confluiscono per ragioni di affari, sembra a Noi opportuno, anzi necessario, che erigiamo la stessa Comunità in Parrocchia di vero nome. Noi dunque, accogliendo benevolmente le preghiere del Municipio e del Popolo di Ramacca, erigiamo la Chiesa Matrice dello stesso Comune in vera e propria Chiesa Parrocchiale, e conferiamo ad essa tutti i diritti che competono alle altre chiese parrocchiali. La giurisdizione della Parrocchia viene estesa a tutto il Comune e alle terre che si chiamano Zotte, Gallinella, Passopiraino, Margherito soprano, Margherito sottano, Ventrelli, Mandolo, Colle dell'Ovo, Cacocciola, Chiapperia, Colle SerraI unga, Colle Pignata, Cozzo dell'Olmo, Timpa, Catinelli, Colle Collura, Landolina, Bernardello, Fondaco nuovo, Cuticchio, S. di Mazzarello, Sciara di Guarne, Ficuzza, S. Stefano, che costituiscono i confini del territorio, nonché alle terre che si chiamano S. Maria,' Fico d'India, Spina Santa, Celso, Gabella, Pesce, Alfano, Perriere sottane, Perriere soprane, Palmieri, S. Antonino, Murigno, Lazii, Gravina, Stempato e alle altre terre che sono contenute entro i sopradetti confini. Il parroco, che in futuro, a norma del diritto, deve essere sempre eletto per concorso, abbia la cura delle anime e la facoltà ordinaria di amministrare i sacramenti nell'ambito della sua Parrocchia e tutti gli onori, nonché tutti gli oneri annessi alla stessa cura. Assegniamo al parroco cinquecento lire della corrente moneta italiana, che il Municipio dello stesso Comune da trentanni ed oltre paga al Vicario Curato, nonché i diritti di stola con tutti gli altri diritti ed emolumenti, che per diritto appartengono e potranno appartenere al Parroco. In fede di tutte queste cose, abbiamo ordinato che venga spedita questa lettera da noi firmata e munita del Nostro sigillo.Dato a Caltagirone il giorno 24 ottobre _909. + Damasus Pius Episcopus Canonicus Philippus Dr. lnterlandi Cancellarius Episc.

 

Da "La diocesi di Caltagirone, storia - arte - istituzioni". Giuseppe Orrigo, Catania 1993

 

 

 

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